giovedì 24 maggio 2018

Il mondo arabo persiano

L'Arabia preislamica era abitata sopratutto da tribù dei beduini,
"nomadi" dediti all'allevamento transumante nelle regioni steppose della Penisola araba.


Il paese si unì grazie alla diffusione di una nuova fede, l'Islam, predicata dal profeta Maometto.
Nell'Arabia preislamica tradizioni, costumi e saperi passavano da generazioni a generazioni grazie alla trasmissione orale, per mezzo delle tradizioni.
I poemi preislamici avevano anche un carattere pedagogico, insegnavano ai ragazzi e alle ragazze i loro compiti e valori(carità, generosità e ospitalità).



Fonte: Libro scolastico, "EducataMENTE".
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Beduini

lunedì 14 maggio 2018

L'educazione del cavaliere

 L'educazione cavalleresca è la prima forma di educazione laica imperniata sull' ideale cavalleresco. Importante, sull'epoca cavalleresca, è il poema della Chanson de Roland.
La formazione dei giovani aristocratici avviene spesso all'interno della famiglia dove imparano a leggere i testi sacri e a scrivere.
Al futuro cavaliere vengono insegnati lealtà e fedeltà. Egli infatti deve imparare a prendersi cura dei deboli e difendere la Chiesa.
Quindi le virtù morali e cristiane, insieme alla cortesia, sono fondamentali per il cavaliere.
Già dal VIII secolo la nomina del cavaliere avviene seguendo una tradizionale procedura: l'investitura, nella quale il neo cavaliere viene battuto sulla spalla con una spada.
La formazione cavalleresca inizia presto:

  • a sette anni il ragazzo viene affidato al paggio;
  • a quattordici anni viene inviato come scudiero in un castello;
  • a ventun anni diventa un cavaliere. 

Fonte: Libro scolastico, "EducataMENTE".

Scuole episcopali, parrocchiali, e patriarcali

I monasteri si caratterizzavano per i centri di formazione dei futuri monaci. I giovani apprendevano la lettura, la scrittura. Gradualmente le scuole monastiche cominciano ad accogliere anche gli allievi che non intendono pronunciare i voti. Alcuni monasteri continuano però a presentare le scuole per chierici e per laici.
Il Concilio di Toledo del 527 rede ufficiale la nascita delle scuole ecclesiastiche e stabilisce che i futuri sacerdoti, vengano formati da un chierco presso le  case dei vescovi. Nascono  così le scuole episcolari.
Ad affrontare il numero non molto elevato di scuole interviene il concilio di Vaison del 529, che  si prepone di stabilire le sciole anche nei centri poco abitati.
Sotto il governo di Giustiniano nel VI secolo, la Chiesa dell'impero d'oriente impone la  relogione cristiana nelle scuole. In Oriente la scuola è affidata allo Stato. Avevano la preoccupazione che la fede  potesse indebolire il potere  della cultura e dell'insegnamento.


Fonte: Libro scolastico, "EducataMENTE".

Carlo Magno e la scuola palatina

Carlo Magno, re dei Franchi dal 768, re dei Longobardi dal 774 e dall'800 primo imperatore del Sacro Romano Impero, da vita ad un fenomeno di rinascita culturale chiamato "rinascita carolingia".
Egli considera fondamentale che tutti i popoli conquistati siano accomunati dagli stessi costumi, da un'unica lingua e da un'unica religione e per far questo invita la  Chiesa a organizzare l'istruzione destinata anche agli uomini liberi.
Nel 787 Carlo Magno ha già incaricato Alcuino di York di instituire presso la sua corte ad Aquisgrana la Schola palatina, destinata ai figli della nobiltà laica col desidero di di acquisire una formazione classica.

Alcuino si adopera per organizzare il programma didattico della scuola che prevede:
-un'istruzione primaria con l'insegnamento della lettura e della scrittura;
-un livello superiore con lo studio della filosofia;
-un livello ancora più alto dove si approfondisce la filosofia come introduzione alle Sacre Scritture.


Con l'esortazione generale Carlo Magno prevede la fondazione di scuole monastiche e presbiterali, sia per i chierici sia per i laici.
Dopo la morte di Carlo, il nipote Lotario I, nell'825 estende atutte le scuole urbane il modello degli studi classici della scuola palatina.

Fonte: Libro scolastico, "EducataMENTE".

Gregorio Magno: la formazione del clero e della popolazione

Gregorio Magno è considerato un divulgatore della religione cristiana e nella Regola pastorale, detta i principi pedagogici per la formazione dei chierci e dei vescovi.
Convinto sostenitore della formazione popolare, una volta eletto papa ricorda ai suoi vescovi di rivolgere la formazione religiosa al popolo, attraverso la predicazione. Il buon predicatore deve saper semplificare il linguaggio e adattarsi ad un auditorio modesto.
Accanto alla cura per la semplificazione del linguaggio ha grande importanza il ricorso alle immagini. Uno dei pilastri fondamentali di Gregorio sono le scelte personali.

  Fonte:  Libro scolastico, "EducataMENTE".

Severino Boezio: le arti liberali e la filosofia

Le arti liberali sono al centro delle riflessioni di Boezio che afferma che nella difficile situazione dell'impero sia possibile tramandare e conservare la cultura. Secondo lui le arti del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica) colgono alla perfezione il numero dello spazio, dei corpi e del numero.
Boezio rivolge particolare attenzione all'uso de linguaggio. In particolare si occupa della dialettica. Per far ciò studia le opere di Aristotele e le traduce in latino.
La dialettica si articola in tre fasi:
 

lo studio della parola, del suono e del significato;
lo studio del valore logico; 
lo studio della proposizione.
 
Grazie al suo impegno la retorica assume grande importanza: diventa un valore centrale nel curriculum formativo. Egli afferma che attraverso la retorica si può conoscere tuto l'universo.
 
 Anicio Manlio Severino Boezio è stato un filosofo e senatore romano. Noto come Severino Boezio, o anche solo come Boezio, con le sue opere ha avuto una profonda influenza sulla filosofia cristiana del Medioevo.
  
Fonte: Llibro scolastico, "LiberaMENTE".

Benedetto da Norcia e Cassiodoro: il monachesimo occidentale

Dopo l'Editto di Costantino e il successivo Editto di Tessalonica, la Chiesa assume una posizione fondamentale nella cultura e l'educazione.
E' la Chiesa che garantisce l'istruzione. Nato in Oriente, il monachesimo inizialmente si esprime come il desiderio di imitare Cristo.
 Chi diventa monaco decide di allontanarsi dalla vita per concedersi alla solitudine e vivere da eremita.  Benedetto da Norcia, nel 529 fondò il monastero di Montecassino, diffondendo il monachesimo. Secondo la sua idea, il monaco deve dedicare la vita ai lavori manuali ai quali si alternano la preghiera e il lavoro intellettuale (copiatura e  revisioni di testi sacri e classici). I monaci conferiscono una particolare importanza ai testi e alla conservazione della cultura d'occidente. 


Nella Regula Magistri egli chiarisce i principi pedagogici fondamentali per l'educazione nelle scuole monastiche: informazione da parte dei genitori a proposito della vocazione.
Un altro grande esponente fu Cassiodoro che fondò il monastero del Vivarium in Sicilia, dedito particolarmente allo studio e alla trascrizione di codici di insegnamento.
Nelle istruzioni delle lettere sacre e profonde, egli divide le sette arti liberali in trivio (ossia la grammatica, la retorica e la dialettica) e drivio(aritmetica, geometria, musica e astronomia).
Nell'opera intitolata "Lettere varie" riprende i principi di Cicerone per esprimere gli stili del discorso: umile, medio e sublime. 
Fonte: Libro scolastico "EducataMENTE"